IL CATECHISMO DI HEIDELBERG

(DOTTRINA CRISTIANA EVANGELICA)

Introduzione originale del 1563

Si chiama Catechismo, nella nostra religione cristiana, una breve e semplice esposizione orale degli elementi principali della dottrina cristiana, in base alla quale si richiede e si riascolta, dai giovani e da coloro che hanno bisogno d'istruzione, ciò ch'essi hanno imparato.

Poiché, fin dalle origini della Chiesa cristiana, tutti i santi si sono dati cura di educare i loro figliuoli nel timore del Signore, a casa, a scuola ed in chiesa; e lo hanno fatto senza dubbio per i seguenti motivi, che giustamente debbono indurre noi pure a farlo.

In primo luogo essi hanno ben considerato che l'innata malvagità prenderebbe sviluppo e corromperebbe quindi la Chiesa e lo Stato, se non le si ovviasse in tempo con la sana dottrina.

Inoltre li ha indotti a ciò l'ordine esplicito di Dio (Es. capp. 12­ 13 ; De. capp. 4, 6, 11) la dove il Signore dice così: E questi comandamenti (cioè i Dieci Comandamenti) che oggi ti do ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figliuoli ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai (De. 6, 6­7)­

Ed infine, proprio come i figliuoli d'Israele, dopo la circoncisione, quando giungevano all'età dell'intelligenza, venivano istruiti nel mistero di quel segno del patto come pure nel patto di Dio così anche i nostri figliuoli, dopo aver ricevuto il Battesimo, debbono essere educati alla vera fede e disciplina cristiana, affinché, prima di venire ammessi alla Mensa del Signore, confessino la propria fede dinanzi a tutta la Comunità cristiana.

Quest'uso di studiare il Catechismo, che ha origine nel comandamento di Dio, è durato nella Chiesa cristiana fino a che il funesto Satana, per mezzo dell'Anticristo che è il Papa, ha infranto anche questo come ogni altro buon ordinamento. ed in luogo di esso ha stabilito le sue unture e i suoi schiaffetti ed altri obbrobrî, che chiama Cresima.

Perciò il Catechismo dev'esser tenuto nella maniera seguente:

Anzitutto Poiché la gente d'un tempo è cresciuta nel papismo senza aver Catechismo, e si dimentica facilmente degli elementi della religione cristiana, si ritiene necessario che ogni Domenica e giorno di festa nei villaggi e nei borghi e parimenti anche nelle città prima che ci si levi a predicare, il Ministro legga al popolo chiaramente ed intelligibilmente una porzione del Catechismo, in modo ch'esso venga letto interamente in nove Domeniche.

La prima Domenica si leggerà fino alla Parte 2a;

la seconda fino all'articolo su Dio Figlio; la terza fino alla Domanda relativa all'ascensione di Cristo;

a quarta fino alla Domanda: In che ti aiuta il credere in tutto ciò?;

la quinta fino alla Santa Cena;

la sesta fino alla parte 3a del Catechismo;

la settima fino alla Domanda: Che cosa esige Dio col quinto comandamento?

l'ottava fino a La Preghiera; la nona fino alla fine de La preghiera.

Ogni decima Domenica il Pastore deve leggere, prima della Predica, le Parole con cui ad ognuno viene ricordata la sua vocazione, come sono indicate alla fine del Catechismo.

Inoltre nel pomeriggio di ogni Domenica, nell'ora conveniente per ciascuna località, si deve tenere una predica Catechistica nel modo seguente. Il Ministro anzitutto. dopo il canto dell'Inno, dirà il Padre nostro ed invocherà da Dio che la sua Parola venga rettamente intesa, e quindi leggerà intelligibilmente al popolo i Dieci Comandamenti. Poi deve interrogare i catecumeni che non possono ancora imparare le Domande su cui si predica, e deve ordinatamente introdurli, anzitutto e per qualche tempo al testo, e poi anche gradatamente alle Domande.

Dopo di ciò faccia egli ripetere ad alcuni dei giovani un certo numero di Domande del Catechismo (che noi, a questo scopo, abbiamo diviso per Domeniche), che saranno spiegate nelle Prediche successive e particolarmente nella seguente, e che essi abbiano precedentemente imparate a scuola o a casa. Dopo che queste saranno state così recitate da alcuni in presenza della Comunità. il Ministro spiegherà ed esporrà semplicemente e brevemente alcune Domande seguenti, in modo che almeno una volta all'anno si predichi su tutto il Catechismo.
 

Testo

D. 1 In che consiste la tua unica consolazione in vita e in morte ?

R. Nel fatto che col corpo e con l'anima, in vita e in morte, non sono più mio, ma appartengo al mio fedele Salvatore Gesù Cristo, il quale col suo prezioso sangue ha pienamente pagato il prezzo di tutti i miei peccati e mi ha redento da ogni potere del diavolo; e mi preserva così che neppure un capello può cadermi dal capo senza la volontà del Padre mio che è nei cieli ed anzi ogni cosa deve cooperare alla mia salvezza. Pertanto, per mezzo del suo santo Spirito egli mi assicura anche la vita eterna e mi rende di tutto cuore volenteroso e pronto a viver d'ora innanzi per lui.

Is. 43:1.

Ro. 14:7,8.

Gv. 15:16.

D. 2 Quante cose ti è necessario conoscere per poter vivere e morire nella beatitudine di questa consolazione?

R. Tre cose: in primo luogo, la grandezza del mio peccato e della mia miseria; secondariamente, come sono redento da tutti i miei peccati e dalla mia miseria; ed infine, come debbo essere grato a Dio di questa redenzione.

Sl. 50:15.

Ro. 7:24,25.

Parte Iª - L'UMANA MISERIA

3. Che cos'è che ti fa prendere coscienza della tua miseria?

R. La Legge di Dio, espressa in modo chiaro ed autorevole dalla Bibbia.

Sl. 90:8.

Ro. 3:20.

D. 4 ...e che cosa esige da noi la legge divina?

R. Ce lo insegna Cristo con un sommario: "Ama il Signore Iddio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta l'anima tua e con tutta la forza tua. Questo è il grande e il primo comandamento. Il secondo, simile ad esso, è: Ama il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la legge ed i profeti (Mt. 22:34­40; Mc. 12:28­34).

D. 5 Potresti tu adempiere, se volessi, alla Legge divina?

R. No, perché sono per natura incline ad odiare Dio ed il prossimo.

Ro. 3:10.

Ge. 8:21.

Mt. 7:16.

D. 6. Ha dunque Iddio creato l'essere umano così empio e perverso?

R. No, Iddio ha creato l'essere umano buono e ad immagine propria, cioè veramente giusto e santo, perché conosca debitamente Lui, suo Creatore, e lo ami di cuore e viva con Lui in eterna beatitudine, per lodarlo e glorificarlo.

Ge. 1:27.

Ef. 1:10.

D. 7. E da dove proviene questo stato corrotto dello essere umano?

R. Dalla caduta e disobbedienza dei nostri progenitori, Adamo ed Eva, nel Paradiso; per questo la nostra natura è divenuta viziata che noi tutti siamo concepiti e nasciamo nel peccato.

Ro. 5:12.

Sl. 51:7.

D. 8. E siamo corrotti a tal punto da essere affatto incapaci di alcun bene ed inclini ad ogni male?

R. Si, a meno che non veniamo rigenerati per lo Spirito Santo.

Ro. 7:15.

Gv. 8:34.

D. 9 ...e Dio non fa torto all'uomo, con l'esigere da lui nella sua legge ciò di cui l'uomo non è capace?

R. No, perché Iddio lo ha creato tale da esserne capace. Per istigazione però dell'avversario di Dio, il Diavolo, l'uomo ha privato di questa facoltà sé e tutti i suoi discendenti, con volontaria disobbedienza.

Ne. 9:33.

Ge. 2:20,21.

D. 10 Lascerà Dio che passi impunita tale disobbedienza e defezione?

R. In nessun modo; anzi, Egli rimane indignato sia per i nostri peccati innati che per quelli attuali e li punisce con giusto giudizio nel tempo e nell'eternità, secondo quanto è scritto: «Maledetto chi non osserva e non mette in pratica le leggi contenute in questi insegnamenti» (De. 27:26; Ga. 3:10).

Ro. 1:18.

Ga. 6:7.

D. 11 Ma Dio non è anche amore, e non è Egli anche misericordioso?

R. Iddio è certo misericordioso, ma è anche giusto. Perciò la sua giustizia esige che il peccato, che è commesso contro la Sua suprema Maestà, sia anche punito nel corpo e nell'anima, di una punizione suprema, cioè eterna.

Sl. 5:4.

Ro. 6:23.

Parte IIª - LA REDENZIONE DELL'ESSERE UMANO

D. 12 Poiché dunque per giusto giudizio di Dio, meritiamo punizione temporale ed eterna, in quale modo ci è possibile sfuggire a tale punizione ed essere restaurati nella Sua grazia?

R. Dio vuole che la Sua giustizia abbia corso: è quindi necessario che rendiamo piena soddisfazione o da per noi stesso o per mezzo di un altro.

Ed. 9:15.

Mt. 5:26.

D. 13 Ma possiamo rendere soddisfazione alla giustizia di Dio da per noi stessi?

R. In nessun modo: anzi, giorno per giorno noi rendiamo la colpa ancora maggiore.

Mt. 16:26.

Is. 30:1.

D. 14 E può qualche semplice creatura rendere soddisfazione per noi?

R. No; prima perché Dio non vuole punire in alcuna altra creatura ciò di cui è colpevole l'uomo. Poi anche perchè nessuna semplice creatura può sostenere il peso della giusta indignazione di Dio contro il peccato, e redimerne altri.

Gb. 34:12.

Sl. 49:7,8.

D. 15 Qual sorta di mediatore e di redentore dobbiamo dunque cercare?

R. Uno che sia uomo vero ed integro e più potente tuttavia che alcuna creatura; cioè, insieme, vero Dio.

D. 16 Perché deve essere uomo vero e integro?

R. Perché la giustizia di Dio esige che la natura umana che ha peccato renda soddisfazione per il peccato; ma uno che fosse peccatore egli stesso non potrebbe rendere soddisfazione per gli altri.

Eb. 2:17.

Ro. 5:19.

D. 17 Perché deve essere insieme vero Dio?

R. Perché possa, in forza della propria divinità, sopportare il peso delle implacabili esigenze della giustizia nella propria umanità, ed acquistarci e ridonarci così la giustizia e la vita.

Gb. 17:3.

Eb. 7:26.

D. 18 Ma chi è questo mediatore, che è insieme vero Dio ed uomo vero ed integro?

R. Il nostro Signore Gesù Cristo, il quale ci viene elargito per nostra piena redenzione e giustizia.

1 Ti. 2:5,6.

1 Co. 1:30.

D. 19 Come facciamo a sapere questo?

R. Dal santo Evangelo che Dio stesso ha dapprima rivelato nel Paradiso, che poi ha fatto annunziare ai santi patriarchi e profeti, prefigurato mediante i sacrifici e le altre cerimonie della Legge ed infine, però, adempiuto mediante il Suo Figliolo diletto.

Gv. 5:39.

At. 10:43.

D. 20 Sono dunque tutti gli uomini resi nuovamente salvi per mezzo di Cristo, allo stesso modo in cui sono divenuti perduti per mezzo di Adamo?

R. No, ma quelli soltanto che, per vera fede, sono incorporati in Lui e partecipano di tutti i Suoi benefici.

Gv. 3:16-18.

D. 21 Che cos'è la vera fede?

R. La fede è certo la sicura conoscenza, per cui io considero verità tutto ciò che Dio ci ha rivelato nella Sua Parola.

Ma non soltanto questo, la fede è anche l'intima fiducia, prodotta in me dallo Spirito Santo per mezzo dell'Evangelo, che non solo ad altri, ma pure a me personalmente è donato da Dio il perdono dei peccati ed un'eterna giustizia e salvezza, per pura grazia e solo per i meriti di Cristo.

Eb. 11:1.

1 Ti. 1:15.

Ef. 2:8.

D. 22 E che cosa è necessario credere ad un Cristiano?

R. Tutto ciò che ci è promesso nell'Evangelo e che gli articoli del nostro credo cristiano, universale e indubitato, ci insegnano in forma riassunto.

2 Ti. 3:14.

Ga. 1:8.

D. 23 Quali sono questi articoli?

R. Credo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra. Ed in Gesù Cristo, Suo Figliolo Unigenito, Signor nostro, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocefisso, morì e fu sepolto. Discese agli inferi, il terzo giorno risuscitò dai morti, salì al cielo, siede alla destra di Dio, Padre Onnipotente. Di là ha da venire a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, l'una, santa ed universale Chiesa cristiana, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione dei corpi, e la vita eterna. Amen.
 

D. 24 Come sono divisi questi articoli?

R. In tre sezioni:

la prima è di Dio Padre e della nostra creazione;

la seconda è di Dio Figlio e della nostra redenzione;

la terza di Dio Spirito Santo e della nostra santificazione.

D. 25 Dato che c'è un Dio solo, come mai parli di tre: Padre, Figliolo, e Spirito Santo?

R. Perché nelle Sua Parola, Iddio ci ha rivelato, di sé, che queste tre persone inseparabili sono l'unico, vero, ed eterno Iddio.

De. 6:4.

2 Co. 13:13.

D. 26 In che cosa credi quando dici: "Credo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra"?

R. Credo che l'eterno Padre del nostro Signore Gesù Cristo -che ha creato dal nulla cielo e terra con tutto ciò che vi è in essi, ed anche li sostiene e li governa con il Suo eterno consiglio e la Sua provvidenza- è, per amore di Cristo Suo Figliolo, Dio mio e Padre mio.

In Lui io mi confido, tanto che non metto in dubbio che Egli mi provvederà tutte le cose necessarie al corpo e all'anima, e che volgerà al bene perfino ogni male che mi dispensa in questa valle di lacrime; poiché Egli può farlo, come Dio onnipotente, e vuol farlo, come Padre fedele.

Eb. 11:3.

Sl. 144:3.

Ro. 8:28.

D. 27 Che cosa intendi per provvidenza di Dio?

R. L'onnipotente e sempre presente potere di Dio, per cui Egli sostiene, come se fosse con la Sua stessa mano, cielo e terra ed ogni creatura, e li governa in modo che piante ed erbe, annate feconde e sterili, pioggia e siccità, cibo e bevanda, salute ed infermità, ricchezza e povertà ed ogni cosa non ci sopravvengono per caso, ma ci provengono dalla Sua mano paterna.

D. 28 Che utile abbiamo dalla conoscenza della creazione e della provvidenza di Dio?

R. Di dovere essere paziente nelle avversità, e riconoscenti nella prosperità, e di poter avere per le cose a venire buona fiducia nel nostro dio e Padre fedele, sicuri che nessuna creatura ci separerà dal Suo amore, poiché tutte le creature sono in mano sua, talché senza la Sua volontà possono fare meno che nulla.

Gb. 1:21.

Ef. 5:20.

Ro. 8:38,39.

D. 29 Perché il Figlio di Dio si chiama «Gesù», cioè Salvatore?

R. Perché ci salva dai nostri peccati e perché da nessun altro ci è dato richiedere od ottenere alcuna salvezza.

Mt. 1:21.

At. 4:12.

D. 30 Credono dunque nell'unico Salvatore Gesù anche coloro che cercano salvezza e redenzione presso i santi o in sé stessi, o altrove?

R. No, anzi, rinnegano con i fatti l'unico Salvatore e Redentore Gesù, anche se si gloriano di Lui. Perché o Gesù non è un perfetto Redentore, oppure coloro che accettano con vera fede questo Redentore debbono avere in Lui tutto ciò che è necessario alla salvezza.

Mr. 2:17.

Ga. 5:4.

D. 31 Perché lo si chiama «Cristo» cioè l'Unto?

R. Perché Egli è stato prestabilito da Dio Padre ed unto di Spirito Santo per essere il nostro supremo Profeta e Maestro, che ci rivela pienamente il segreto consiglio e la volontà di Dio circa la nostra redenzione; e per essere il nostro unico Sommo Sacerdote, che ci ha redenti con l'unico sacrificio del Suo corpo ed intercede sempre per noi presso il Padre; e per essere il nostro Re eterno, che ci governa con la Sua Parola ed il Suo Spirito, e ci custodisce e preserva nella redenzione ottenuta.

De. 18:15.

Eb. 7:24,25.

Gv. 18:37.

D. 32 Ma tu, perché sei chiamato cristiano?

R. Perché tramite la fede, io sono membro di Cristo, e quindi partecipo alla Sua unzione. Confesso il Suo nome, mi presento a Lui come sacrificio vivente di gratitudine, lotto in questa vita contro il peccato e il demonio con animo schietto e risoluto, e con Lui regnerò per tutta l'eternità su tutte le creature.

Cl. 3:17.

1 Pi. 2:9.

D. 33 Perché lo si chiama Figlio unico di Dio, dal momento che noi pure siamo figli di Dio?

R. Perché solo Cristo per natura è l'eterno Figlio di Dio, mentre noi, come credenti, siamo adottati come figlioli di Dio per grazia, per amor suo.

Gv. 1:14.

Ga. 3:26.

D. 34 Perché lo chiami "Signor nostro"?

R. Perché egli ci ha comprati, riscattati, non con oro o argento, ma con Suo prezioso sangue. Egli ci ha fatti suoi corpo ed anima, liberandoci dal peccato e da ogni potere del diavolo.

Tt. 2:14.

1 Pi. 1:18,19

D. 35 Che significa che Gesù «fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria vergine»?

R. Che l'eterno Figlio di Dio, il quale è e rimane vero ed eterno Iddio, assunse una vera natura umana dalla carne e dal sangue della vergine Maria, per opera dello Spirito Santo, per essere pure vero discendente di Davide, in tutto simile all'essere umano, eccetto che per il peccato.

Ga. 4:4.

Fl. 2:6,7.

D. 36 Quale beneficio ricevi dall'immacolata concezione e dalla santa nascita di Cristo?

R. Che Egli è il nostro Mediatore, e con la Sua innocenza e santità perfetta copre, al cospetto di Dio, i miei peccati, nei quali io sono stato concepito.

Eb. 9:11.

1 Gv. 3:5.

D. 37 Che intendi quando dici che "Gesù patì"?

R. Che per tutta la durata della Sua vita terrena, ma specialmente al termine di essa, Egli portò nel corpo e nell'anima l'ira di Dio contro il peccato di tutto il genere umano, perché con la Sua passione, come unico sacrificio di espiazione, ci redimesse, corpo ed anima, dalla dannazione eterna, ed ottenere per noi la grazia di Dio, la giustizia, e la vita eterna.

Is. 53:4,5

Mt. 20:28.

D. 38 Perché è scritto che Egli patì avendo come giudice Ponzio Pilato?

R. Perché Egli, innocente, fosse condannato dal giudice terreno e ci liberasse così dal severo giudizio di Dio che doveva compiersi su di noi.

Is. 53:12.

Gv. 1:29.

D. 39 C'è qualcosa di più significativo nel fatto che "fu crocefisso", che se fosse morto di un'altra morte?

R. Si, perché così ho la certezza che ha preso su di Sé la maledizione che pesava su di me, perché la morte sulla croce era maledetta da Dio!

Ga. 3:13.

D. 40 Perché Cristo ha dovuto morire?

R. Perché, a causa della giustizia e della verità di Dio, non si sarebbe potuto rendere soddisfazione per i nostri peccati in alcun modo, tranne che con la morte del Figliol di Dio.

Eb. 2:14,15.

Ro. 4:25.

D. 41 Perché è scritto "fu sepolto"?

R. Per attestare così che era veramente morto.

1 Gv. 15:3,4

2 Gv. 7.

D. 42 Poiché dunque Cristo è morto per noi, com'è che ancora noi dobbiamo morire?

R. La nostra morte non è un pagamento per il nostro peccato, ma solo un morire al peccato ed entrare nella vita eterna.

1 Co. 15:26.

Fl. 1:21.

D. 43 Quale ulteriore beneficio riceviamo dal sacrificio e dalla morte di Cristo sulla croce?

R. Che per Sua virtù il nostro vecchio uomo viene crocefisso, ucciso e sepolto con Lui in modo che le malvagie concupiscenze della carne non dominino più in noi, ma che noi stessi ci offriamo a Lui come sacrificio di ringraziamento.

Ro. 6:6.

2 Co. 5:15.

D. 44 Perchè il credo segue dicendo: "Discese agli inferi"?

R. Perché, nelle mie tentazioni più grandi, io abbia la certezza che Cristo, mio Signore, mediante la Sua indicibile angoscia, le sofferenze e gli orrori sofferti anche nell'anima, sulla croce e prima, mi ha redento dall'angoscia e dal tormento infernali.

Sl. 139:8.

1 Co. 15:54,55.

D. 45 In che ci giova la risurrezione di Cristo?

R. In primo luogo, mediante la risurrezione Egli ha vinto la morte per poterci rendere partecipi della giustizia che ci ha acquistata mediante la Sua morte.

Inoltre, anche noi veniamo ora risuscitati per Sua virtù ad una vita nuova.

Infine, la risurrezione di Cristo è per noi un pegno sicuro della nostra beata risurrezione.

1 Pi. 1:3,4.

Ef. 2:5,6.

1 Co. 15:20,21.

D. 46 Che cosa intendi quando dici "salì al cielo"?

R. Intendo che Cristo venne elevato dalla terra al cielo dinanzi agli occhi dei Suoi discepoli, e vi dimora a nostro favore, finché ritorni a giudicare i vivi ed i morti.

At. 1:11.

Eb. 4:14.

D. 47 Cristo non è dunque con noi fino alla fine del mondo, come ci ha promesso?

R. Cristo è vero uomo e vero Dio; secondo la Sua natura umana non è più sulla terra; ma secondo la Sua divina, la Sua maestà, la Sua grazia ed il Suo spirito, Egli non si diparte mai da noi.

Gv. 16:28.

Mt. 28:20.

D. 48 Ma in questo modo non si vengono a separare l'una dall'altra le due nature in Cristo, se non c'è la Sua umanità dovunque ci sia la divinità?

R. In nessun modo. Poiché infatti la Sua divinità è incomprensibilmente e dovunque presente, ne deve conseguire che essa sussiste indipendentemente dall'umanità che ha assunta; e che si trova pur nondimeno anche in questa, e le rimane personalmente unita.

D. 49 In che ci giova l'ascensione di Cristo?

R. In primo luogo, in quanto Egli è il nostro avvocato in cielo, al cospetto del Padre Suo. Inoltre, in quanto abbiamo nel cielo la nostra carne, quale pegno sicuro che Egli, come Capo, trarrà a Sé anche noi, Sue membra. Infine, in quanto di là Egli ci manda come caparra il Suo Spirito, per la cui virtù cerchiamo le cose di sopra, dove c'è Cristo che siede alla destra di Dio, e non quelle che sono sopra la terra.
 

Ro. 8:34.

Gv. 14:2,3.

Gv. 16:7.

Cl. 3:2.

D. 50 Perché si aggiunge che "siede alla destra di Dio"?

R. Perché Cristo è appunto asceso al cielo per mostrarvisi come capo della Sua Chiesa cristiana, a mezzo del quale il Padre governa ogni cosa.

Cl. 1:18.

Fl. 2:9-11.

D. 51 In che ci giova questa signoria di Cristo, nostro Capo?

R. In primo luogo, perché mediante il Suo Spirito Santo Egli effonde in noi, sue membra, i doni celesti; poi, perché col Suo potere ci custodisce e ci preserva da ogni avversario.

At. 2:33.

Gv. 16:33.

D. 52 In che ti conforta il fatto che Cristo "ha da venire a giudicare i vivi ed i morti"?

R. In quanto che, in ogni tribolazione e persecuzione, a testa alta, attendo dal cielo proprio quel Giudice che si è prima offerto al mio posto al giudizio di Dio, ed ha rimosso da me ogni maledizione, perché getti a maledizione eterna tutti i nemici Suoi e miei; ma assuma presso di Sé nella gioia e gloria celeste, me, insieme con tutti gli eletti.

Lu. 21:28.

1 Ts. 1:9,10.

2 Co. 5:10.

D. 53 Che cosa credi dello «Spirito Santo»?

R. In primo luogo che Egli è eterno tanto quanto il Padre e il Figlio. Inoltre che Egli viene dato a me, per rendermi partecipe di Cristo e di tutti i benefici che Egli comporta tramite una vera fede. Egli mi consola e rimarrà con me fin nell'eternità.

1 Co. 2:11.

1 Co. 12:3.

Gv. 14:16,17.

D. 54 Che cosa credi della Santa Universale Chiesa Cristiana?

R. Che dal principio alla fine del mondo, il Figliol di Dio raccoglie, custodisce e preserva fra tutto il genere umano, una comunità eletta a vita eterna, mediante lo Spirito e la Sua Parola, nell'unità della vera fede; e che io ne sono un membro vivente e lo rimarrò in eterno.

2 Ts. 2:13,14.

Ef. 4:3-6.

1 Co. 1:7,8.

D. 55 Che cosa intendi per «comunione dei santi»?

R. In primo luogo credo che ogni e ciascun credente, come membro del Signore Gesù, ha comunione con Lui e con tutte le Sue ricchezze e i Suoi doni. Inoltre, che ciascuno, di buon animo e con gioia, deve sentirsi in dovere di porre i propri doni a vantaggio e salute degli altri membri.

Ef. 4:15.

1 Co. 12:12,13.

1 Pi. 4:10.

D. 56 Che cosa credi nella «remissione dei peccati»?

R. Che Dio, in virtù della soddisfazione resa da Cristo, non terrà mai più conto di tutti i miei peccati, né della natura peccaminosa con la quale debbo lottare per tutta la mia vita; ma che mi elargisce per grazia la giustizia di Cristo, perché io non abbia mai più a venire in giudizio.

Is. 43:25.

2 Co. 5:19.

D. 57 In che ti consola la «resurrezione del corpo»?

R. In quanto non solo la mia anima, dopo questa vita, sarà subito elevata a Cristo, suo Capo; ma anche questo mio corpo, per la potenza di Cristo, ha da essere resuscitato, unificato ancora con la mia anima e reso conforme al corpo glorioso di Cristo.

1 Co. 15:42,43.

1 Gv. 3:2.

D. 58 In che ti consola l'articolo su «la vita eterna»?

R. In quanto, avendo ora accolto nel cuore il principio dell'eterna gioia, possederò dopo questa vita eterna beatitudine, quale ora non la può vedere alcun occhio, né udire alcun orecchio, e quale non è salita nel cuore di alcun uomo; ed in essa loderò Dio per l'eternità.

Gv. 17:3.

Ap. 21:4.

D. 59 In che modo ti aiuta ora, il credere in tutto ciò?

R. In quanto che, in Cristo, sono giusto dinanzi a Dio ed erede della vita eterna

Gv. 3:36.

Ro. 1:16,17.

D. 60 In che modo sei giusto dinanzi a Dio?

R. Solo per vera fede in Gesù Cristo: talché, sebbene la coscienza mi accusi d'aver gravemente peccato contro tutti i comandamenti di Dio e di non averne mai osservato alcuno e di essere ancor sempre incline ad ogni male, pure Dio, senza alcun mio merito, per pura grazia, mi elargisce ed imputa la piena soddisfazione, giustizia e santità di Cristo, come se non avessi mai commesso od avuto nessun peccato ed avessi io stesso serbato la perfetta obbedienza che Cristo ha mantenuto per me; purché io accetti tale beneficio con animo credente

Ro. 3:22,24.

Fl. 3:8,9.

2 Co. 5:21-

D. 61 Perché dici d'essere giusto per fede soltanto?

R. Non che io piaccia a Dio per il valore della mia fede; ma solo la soddisfazione, giustificazione e santificazione di Cristo costituiscono la mia giustizia dinnanzi a Dio; ed io non posso ricevere né appropriarmi di esse, se non per fede soltanto

Ro. 9:16.

Ga. 2:16.

D. 62 Ma perché le buone opere non possono costituire la nostra giustizia dinnanzi a Dio, o un elemento di essa?

R. Perché una giustizia che abbia da reggere al giudizio di Dio deve essere assolutamente perfetta e del tutto conforme alla legge divina; mentre invece anche le migliori opere nostre in questa vita sono tutte imperfette e contaminate di peccato.

Ga. 3:10.

Gm. 2:10.

D. 63 Per quanto le nostre opere non bastano per guadagnarci la salvezza, forse Dio non vuole ricompensarle in questa vita e in quelle a venire?

R. La ricompensa non è per merito, ma per grazia.

Lc. 17:10.

1 Co. 4:7.

D. 64 Questa dottrina, però, non ci rende forse negligenti e senza scrupoli a fare il male, tanto...?

R. No, perché è impossibile che coloro i quali sono innestati in Cristo per vera fede, non abbiano a portare frutti di gratitudine.

Ro. 6:1,2.

Mt. 7:18.

D. 65 Poiché dunque soltanto la fede ci rende partecipi di Cristo e di tutti i suoi beneficî, da dove proviene tale fede?

R. E' lo Spirito Santo che produce la fede nel nostro cuore mediante la predicazione del Santo Evangelo, ed essa viene confermata mediante l'uso dei santi sacramenti.

Ro. 10:17.

2 Ti. 3:16.

D. 66 Che cosa sono i sacramenti?

R. I sacramenti sono segni e suggelli visibili, stabiliti da Dio, affinché, mediante l'uso di quelli, ci dia di comprendere ancora meglio e la suggelli la promessa dell'Evangelo: cioè che Egli, per amor dell'unico sacrificio di Cristo, compiuto sulla croce, ci dà per grazia il perdono dei peccati e la vita eterna.

Ge. 9:12.

Sl. 34.8

D. 67 La Parola e i Sacramenti sono dunque designati, l'una e gli altri, a dirigere la nostra fede al sacrificio di Gesù Cristo sulla croce, come unico fondamento della nostra salvezza?

R. Si, appunto: perché lo Spirito Santo insegna nell'Evangelo e conferma mediante i santi sacramenti che la nostra intera salvezza si fonda sull'unico sacrificio di Cristo, il quale ha avuto luogo per noi sulla croce.

Ro. 6:3.

1 Co. 11:26.

D. 68 Quali Sacramenti ha istituito Cristo nel Nuovo Testamento?

R. Due: il Santo Battesimo e la Santa Cena.

D. 69 Come ti viene ricordato ed assicurato nel Santo Battesimo che l'unico sacrificio di Cristo sulla croce ha valore per te?

R. In questo modo: Cristo ha istituito questo lavarsi esternamente con l'acqua ed ha unito ad esso la promessa che io vengo lavato dal Suo sangue e dal Suo Spirito dall'impurità della mia anima, cioè da tutti i miei peccati proprio come sono lavato esternamente dall'acqua che suole rimuovere le impurità del corpo.

At. 2:38.

Ro. 6:4.

D. 70 Che cosa significa essere lavato dal sangue e dallo Spirito di Cristo?

R. Significa aver per grazia da Dio il perdono dei peccati, per amore del sangue di cristo, che Egli ha versato per noi con il Suo sacrificio sulla croce; ed essere poi anche rinnovato dallo Spirito Santo, ad essere santificato per essere membro del corpo di Cristo, in modo da morire sempre più al peccato e procedere in una vita santa ed irreprensibile.

Ga. 3:27.

Eb. 10:22.

D. 71 Dov'è che Dio ha promesso che siamo lavati dal Suo sangue e dal Suo Spirito come dall'acqua battesimale?

R. Nell'istituzione del battesimo, espressa da queste parole: «Andate, dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt. 28:19) «chi ha creduto ed è stato battezzato, sarà salvato; ma chi non ha creduto, sarà condannato» (Mc. 19:16). Questa promessa è anche ripetuta là dove la Scrittura chiama il Battesimo 'lavacro della rigenerazione' e 'lavamento dei peccati'.
 

Tt. 3:5.

At. 22:16.

D. 72 E' allora il battesimo che ci lava dai peccati?

R. No, solo il sangue di Cristo e lo Spirito Santo ci puliscono da ogni peccato.

Gr. 2:22.

1 Gv. 5:16.

D. 73 Perché dunque lo Spirito Santo, nella Bibbia, chiama il battesimo 'lavacro di rigenerazione' e 'lavamento dai peccati'?

R. Dio parla così non senza un buon motivo. Egli non vuole così solo insegnarci che, come l'impurità del corpo viene rimossa con l'acqua, così sono rimossi i nostri peccati mediante il sangue e lo Spirito di Cristo; ma ancora di più perché vuole assicurarci, mediante questo pegno e segno divino, che siamo lavati spiritualmente dai nostri peccati con la certezza con cui veniamo lavati dall'acqua materiale.

1 Co. 6:11.

Eb. 9:14.

D. 74 Debbono essere battezzati i piccoli fanciulli?

R. Si, perché essi sono compresi al pari degli adulti nel Patto di Dio e nella Sua Comunità ed a loro, non meno che gli adulti, sono promessi nel sangue di Cristo la redenzione dei peccati e lo Spirito Santo che produce la fede - così, mediante il battesimo, segno del Patto, essi debbono essere incorporati nella Chiesa Cristiana e distinti dai figlioli degli increduli; il che avveniva nell'Antico Patto per mezzo della circoncisione, in luogo della quale, nel Nuovo Patto, è istituito il Battesimo.

Ge. 17:7.

At. 2:39.

D. 75 Come ti viene ricordato ed assicurato nella Santa Cena che tu hai comunione con l'unico sacrificio di Cristo sulla croce e con tutti i suoi benefici?

R. In questo modo: Cristo ha ordinato a me e a tutti i credenti di mangiare di questo pane spezzato e di bere da questo calice, in memoria di Lui. A questo ha unito le seguenti promesse: prima, che il Suo corpo è stato sacrificato e rotto per me sulla croce ed il Suo sangue sparso per me, proprio come vedo con gli occhi che il pane del Signore mi vien rotto ed il calice offerto; e inoltre, che Egli stesso ciba e disseta in vita eterna l'anima mia con il Suo Corpo crocefisso ed il Suo Sangue sparso, proprio come io ricevo dalla mano del ministro e gusto materialmente il pane ed il calice del Signore, che mi sono dati come segni sicuri del corpo e del sangue di Cristo.

Gv. 6:51-54.

D. 76 Che significa cibarsi del Corpo crocefisso di Cristo e bere del Suo Sangue versato?

R. Non significa solo accogliere con animo credente tutta la passione e la morte di Cristo, ed ottenere per tal modo perdono dei peccati e vita eterna; ma anche, oltre a ciò, esser sempre più uniti con il Suo corpo benedetto mediante lo Spirito Santo, che dimora in Cristo come in noi; così da essere carne della Sua carne ed ossa delle sue ossa, sebbene Egli sia in cielo e noi sulla terra; e così da avere vita ed essere governati eternamente da uno Spirito, come le membra del nostro corpo hanno vita e sono governate da un'anima.

Ap. 3:20.

Ga. 2:20.

D. 77 Dove ha promesso Cristo di cibare e di abbeverare i credenti del Suo Corpo e del Suo Sangue, proprio come essi mangiano di questo pane e bevono da questo calice?

R. Nell'istituzione della Santa Cena, che suona così: "Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me. Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché Egli venga" (1 Co. 11:23-26). E questa promessa è anche ripetuta da S. Paolo là dove dice: "il calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse la partecipazione con il Sangue di Cristo? Il pane, che noi rompiamo, non è forse partecipazione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane e noi, sebbene in molti, siamo un solo corpo, poiché tutti partecipiamo dell'unico pane" (1 Co. 10:16,17).

D. 78 Il pane ed il vino diventano dunque il vero corpo e il sangue di Cristo?

R. No, ma come l'acqua del Battesimo non si muta nel sangue di Cristo, né diviene essa stessa lavacro di peccati, ma ne è solo un segno ed un'assicurazione divina, così anche il pane consacrato della Santa Cena non diviene il corpo stesso di Cristo, per quanto, secondo la natura e l'uso del sacramento, lo si chiami "corpo di Cristo".

Gv. 3:6.

Gv. 6:63.

D. 79 Perché dunque Cristo chiama il pane "mio corpo" ed il calice "mio sangue" o "nuovo patto nel mio sangue", e S. Paolo li chiama "comunione con il corpo e col sangue di Gesù Cristo?"

R. Cristo parla così non senza gran ragione: cioè non solo perché vuol così insegnarci che, come il pane ed il vino sostentino la vita temporale, così il Suo Corpo crocifisso ed il Suo sangue versato sono vero cibo e vera bevanda alle anime nostre, in vita eterna; ma più ancora perché vuole assicurarci mediante questo segno e pegno visibile che, per opera dello Spirito Santo, diveniamo veramente partecipi del Suo vero Corpo e Sangue, con la stessa certezza con cui accogliamo materialmente in bocca questi santi segni, in memoria di Lui; e che tutta la Sua passione e la Sua obbedienza sono nostre proprie, come se proprio avessimo sofferto e adempiuto noi stessi ogni cosa nella nostra stessa persona.

1 Co. 10:16.

Gv. 6:35.

D. 80 Che differenza c'è fra la Cena del Signore e la Messa cattolica-romana?

R. La Cena ci attesta che abbiamo perdono completo di tutti i nostri peccati mediante l'unico sacrificio di Gesù cristo, quale lo ha adempiuto Egli stesso una volta sulla croce; e che mediante lo Spirito santo siamo incorporati in Cristo, il quale è ora con il Suo vero corpo in cielo alla destra di Dio e quivi vuol essere adorato.

La messa però insegna che i vivi ed i morti non hanno, mediante la passione di Cristo, perdono dei peccati, a meno che Cristo sia sacrificato ancora per loro quotidianamente dai preti officianti; e che Cristo è corporalmente sotto le specie del pane e del vino e perciò deve essere in essi adorato. E così la messa non è in fondo null'altro che un rinnegamento dell'unico sacrificio e della passione di Gesù Cristo, ed una maledetta idolatria.

Eb. 10:12-14.

Cl. 3:1.

D. 81 Chi deve accostarsi alla mensa del Signore?

R. Coloro che dispiacciono a sé stessi a causa dei propri peccati, e pur confidando che questi siano loro perdonati e che la loro rimanente debolezza sia coperta con la passione e la morte di Cristo; i quali desiderano rafforzare sempre di più la loro fede ed emendare la propria vita. Gli impenitenti e gli ipocriti, però, mangiano e bevono solo un giudizio di condanna su sé stessi.

Sl. 51:17.

1 Co. 11:28,29.

D. 82 Debbono essere ammessi a questa Cena anche coloro che si professano credenti solo a parole e dimostrano nella vita di essere increduli ed empi?

R. No, perché così il Patto di Dio viene profanato e la Sua ira provocata su tutta la Comunità. Perciò la Chiesa cristiana è tenuta, secondo l'ordine di Cristo e dei Suoi apostoli, ad escludere costoro mediante "l'ufficio delle chiavi", finché emendino la loro vita.

Mt. 7:6.

Ez. 33:8.

D. 83 Che cos'è "l'ufficio delle chiavi"?

R. La predicazione del Santo Evangelo e la disciplina ecclesiastica: mediante entrambi questi elementi il Regno dei cieli viene aperto ai credenti e chiuso agli increduli.

Gv. 20:23.

Mt. 18:18.

D. 84 Come viene aperto e chiuso il Regno dei cieli mediante la predicazione del Santo Evangelo?

R. In questo modo: ad ogni e ciascun credente viene annunziato ed attestato apertamente, secondo l'ordine di Cristo, che ogni qual volta essi accolgono con vera fede la promessa dell'Evangelo, tutti i loro peccati sono loro veramente perdonati da Dio, in virtù dei meriti di Cristo; e all'incontro di tutti gli increduli e gli ipocriti che su di loro pesa l'ira di Dio e la dannazione eterna, fintanto che non si convertano. E in conformità con questa testimonianza dell'Evangelo, IdDio giudicherà sia in questa vita che in quella a venire.

Gv. 5:24.

Ro. 2:5.

D. 85 Come viene aperto e chiuso il Regno dei cieli mediante la disciplina ecclesiastica?

R. In questo modo: secondo l'ordine di Cristo, coloro che sotto il nome Cristiano ostentano un insegnamento ed una condotta non cristiani, dopo essere stati più volte fraternamente ammoniti senza che si siano ritratti dai loro errori o vizi, vengono denunziati alla Chiesa o a coloro che dalla Chiesa sono a ciò ordinati; e, se non tengono neppure conto dell'ammonimento di costoro, sono da loro esclusi dalla comunità cristiana mediante il rifiuto dei santi Sacramenti, e da Dio stesso sono esclusi dal Regno di Cristo; e all'incontro sono accolti come membri di Cristo e della Chiesa, se promettono e dimostrano vero ravvedimento.

Mt. 18:15-17.
 

Parte IIIª - LA GRATITUDINE

D. 86 Poiché dunque siamo redenti dalla nostra miseria per grazia, per mezzo di Cristo, senza alcun nostro merito, perché dobbiamo fare buone opere?

R. Perché Cristo, dopo averci acquistato al prezzo del Suo sangue, ci rinnova anche a Sua immagine mediante il Suo Spirito Santo, affinché dimostriamo di essere grati, con tutta la nostra vita, a Dio, del Suo beneficio, ed Egli sia glorificato per mezzo nostro. Inoltre anche per poter essere noi stessi sicuri della nostra fede dai frutti che essa porta e per poter conquistare a Cristo il nostro prossimo, con la nostra pia condotta.

1 Co. 6:20.

2 Pi. 1:10. "Perciò, fratelli, vie più studiatevi di rendere sicura la vostra vocazione ed elezione, perché, facendo queste cose, non inciamperete giammai".

Mt. 5:16.

D. 87 Possono dunque essere salvati coloro che non si convertono a Dio dalla loro condotta ingrata ed impenitente?

R. In nessun modo; perché, come dice la Scrittura, né i fornicatori, né gli idolatri, né gli adulteri, né i ladri, né gli avari, né gli ubriaconi, né gli oltraggiatori, né i rapinatori, o altre persone simili, erediteranno il regno di Dio (1 Co. 6:9,10).

Ro. 3:31

1 Co. 6:9

D. 88 Di quanti elementi consiste il vero pentimento, o conversione, al quale siamo chiamati?

R. Dio due elementi: la morte dell'uomo vecchio, e la vivificazione del nuovo

Ro. 8:2

Ef. 4:22-24

D. 89 In che cosa consiste la morte del vecchio uomo?

R. Nell'avere dentro di sé un vivo dolore del peccato; nell'odiarlo e nel fuggirlo sempre di più.

Sl. 34:14

2 Co. 5:17

D. 90 In che cosa consiste la vivificazione dell'uomo nuovo?

R. Nell'avere una viva gioia in Dio per mezzo di Cristo; e nel desiderare ed amare una vita che sia secondo la volontà di Dio, in ogni opera buona.

Ro. 6:22

1 Gv. 5:3

D. 91 E quali sono le opere buone?

R. Solo quelle che si compiono per vera fede secondo la legge di Dio alla Sua gloria; non secondo quelle che riteniamo noi più opportune oppure quelle che le leggi o le convenzioni umane stabiliscono.

De. 12:32

Ro. 12:23

D. 92 Qual è la legge del Signore Iddio?

R.

Iddio pronunciò tutte queste parole, dicendo:

1º Comandamento:

Io sono l'Eterno, il tuo Dio, che ti ha fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avrai altri dei davanti a me.

2º Comandamento:

"Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassù nei cieli o quaggiù sulla terra, o nelle acque sotto alla terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai; perché Io, l'Eterno, il tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza ed alla quarta generazione di quelli che mi odiano; e uso benignità a migliaia a quelli che mi amano, e osservano i miei comandamenti".

3º Comandamento:

"Non userai il Nome dell'Eterno, il tuo Dio, invano, perché l'Eterno non lascerà impunito chi usa il Suo Nome invano".

4º Comandamento:

"Ricordati del giorno di sabato per santificarlo. Lavorerai sei giorni e farai in essi ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è sabato, sacro all'Eterno, il tuo Dio; non farai in esso lavoro alcuno, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né il forestiero che è dentro alle tue porte; poiché in sei giorni l'Eterno fece i cieli e la terra, e il mare, e tutto ciò che è in essi, e il settimo giorno si riposò; perciò l'Eterno ha benedetto il giorno di sabato e l'ha santificato".

5º Comandamento

"Onorerai tuo padre e tua madre, affinché i tuoi giorni siano lunghi sulla terra che l'Eterno, il tuo DIO ti dà".

6º Comandamento

"Non ucciderai".

7º Comandamento

"Non commetterai adulterio".

8º Comandamento

"Non ruberai".

9º Comandamento

"Non farai falsa testimonianza contro al tuo prossimo".

10º Comandamento

"Non desidererai la casa del tuo prossimo; non desidererai la moglie del tuo prossimo; né il suo servo, né la sua serva, né il suo bue, né il suo asino, né cosa alcuna che sia del tuo prossimo" (Es. 20:1-17; De. 5:6-18).

D. 93 Come si dividono questi comandamenti?

R. In due tavole: la prima, di quattro comandamenti, insegna come dobbiamo comportarci verso Dio; la seconda, di sei comandamenti, quali doveri abbiamo verso il prossimo.

De. 5:22

D. 94 Che cosa ci richiede il Signore con il primo comandamento?

R. Che, a rischio della mia salvezza e della beatitudine della mia anima, io eviti e fugga ogni idolatria, magia, incantesimo, invocazione dei santi o di altre creature, e riconosca debitamente l'unico e vero Dio, in Lui solo confidi, con ogni umiltà e pazienta attenda da Lui ogni bene e che io Lo ami, tema ed onori di tutto cuore; tanto da non far conto di alcuna creatura piuttosto che agire minimamente contro la Sua volontà.

Mt. 4:10.

Sl. 73:25,26. Chi ho io in cielo fuori di te? E sulla terra io non desidero altri che te. La mia carne e il mio cuore possono venir meno, ma Dio è la rocca del mio cuore e la mia parte in eterno.

Mt. 10:28.

D. 95 Che cos'è l'idolatria?

R. L'idolatria è immaginare od avere, al posto dell'unico e vero Dio che si è rivelato nella Sua parola, o accanto a Lui, qualcos'altro in cui riporre la propria fiducia.

Is. 42:8.

Gr. 17:5.

D. 96 Che cosa richiede Dio con il secondo comandamento?

R. Che non facciamo, di Dio, alcuna specie di immagine; e che non lo adoriamo in alcun altro modo, se non quello che ha ordinato Lui nella Sua Parola.

Mt. 15:9.

Gv. 4:24.

D. 97 Non si deve dunque far proprio nessuna immagine?

R. Dio non può né deve essere raffigurato in alcun modo; le creature poi, sebbene possano essere ritratte, Dio però proibisce di farne od averne immagine per adorarla, o per servire Lui stesso per mezzo di essa.

Is. 40:25.

Es. 23:24.

D. 98 Ma non si possono tollerare le immagini nelle chiese, come illustrazione per il popolo?

D. No, perché non dobbiamo ritenerci più saggi di Dio, che vuol fare istruire il Suo popolo non per mezzo di idoli muti, ma mediante la viva predicazione della Sua Parola.

Is. 45:19.

2 Co. 6:16.

D. 99 Che vuole da noi il terzo comandamento?

R. Che non facciamo oltraggio od abuso al nome di Dio, non solo con bestemmia o spergiuri, ma neppure con giuramenti superflui; e che non ci rendiamo complici di tali orribili peccati col silenzio e con la connivenza; insomma, che non facciamo uso del santo nome di Dio, se non con timore e riverenza, per confessarlo debitamente, invocarlo e glorificarlo, in ogni nostra parola ed opera.

Le. 19:12.

Mt. 5:33-37.

D. 100 Il profanare con bestemmia e imprecazione il nome di Dio è dunque un peccato così grave da provocare la Sua ira anche su quelli che, per quanto sta in loro, non si adoperano per impedirlo e proibirlo?

R. Si, appunto. Perché nessun peccato è più grave, né provoca in Lui ira più violenta, che la profanazione del Suo nome: perciò Egli ha ordinato di punirlo, persino con la morte.

Le. 24:16.

Le. 5:1.

D. 101 Ma ci è lecito fare, nel nome di Dio, anche un santo giuramento?

R. Si, quando è l'autorità ad esigerlo dai suoi soggetti, oppure quando sorge la necessità di serbare o promuovere così fedeltà e verità, a gloria di Dio ed a salvezza del prossimo. Una tale forma di giuramento si fonda sulla Parola di Dio ed è stata perciò debitamente usata dai santi nell'Antico e nel Nuovo Patto.

De. 10:20.

Eb. 6:16.

D. 102 Si può giurare anche per i santi od altre creature?

R. No, poiché un giuramento legittimo è un'invocazione a Dio perché Egli, come Colui che -il solo- può investigare i cuori, voglia rendere testimonianza alla verità e punirmi se spergiuro; e pertanto questo onore non spetta ad alcuna creatura.

Sl. 139:23.

Mt. 10:32.

D. 103 Che cosa esige Dio con il quarto comandamento?

R. Dio esige innanzitutto che il servizio della predicazione e dell'insegnamento siano mantenuti; e che io, in particolare, nel giorno del riposo, mi associ diligentemente alla Sua Chiesa, per imparare la Parola di Dio, usare dei Santi Sacramenti, invocare apertamente il Signore, e fare la elemosina cristiana. Inoltre che, tutti i giorni della mia vita, mi riposi dalle mie opere malvagie, lasci operare in me il Signore mediante il Suo Spirito, e dia così inizio in questa vita al Sabato eterno.

Lu. 11:28.

At. 2:42,45.

Eb. 4:9,10.

D. 104 Che cosa esige Dio col quinto comandamento?

R. Che io tributi a mio padre ed a mia madre, come pure a tutti coloro che mi sono preposti, ogni onore, amore, e fedeltà; e che mi assoggetti con dovuta obbedienza ad ogni loro buona istruzione e correzione; ed abbia anche pazienza per le loro mancanze, giacché Dio vuole governarci per loro mezzo.

Ef. 6:1.

Pi. 2:18.

Ro. 13:1.

Mt. 22:21.

D. 105 Che cosa esige Dio col sesto comandamento?

R. Che io non oltraggi, odî, offenda, o uccida il mio prossimo, né col pensiero, né con parole o gesti, e tanto meno con i fatti, da me stesso o per mezzo di altri; ma deponga ogni spirito di vendetta; e non danneggi neppure me stesso o mi esponga deliberatamente a pericolo. Perciò anche, per impedire d'uccidere, l'autorità porta la spada.

Mt. 5:21,22.

Mt. 4:7.

Ge. 9:6.

D. 106 Ma questo comandamento non riguarda solo l'uccidere?

R. Con la proibizione d'uccidere, però, Dio vuole insegnarci che Egli odia la radice dell'omicidio, come l'invidia, l'odio, l'ira, lo spirito di vendetta; e che tutto ciò è per lui un uccidere in segreto.

Le. 19:17.

1 Gv. 3:15.

D. 107. E' sufficiente, con questo, non uccidere il prossimo nel modo che s'è detto?

R. No; perché in quanto Dio condanna invidia, odio ed ira, egli vuole ottenere da noi che amiamo il prossimo come noi stessi; che dimostriamo verso di essi pazienza, pace, dolcezza, misericordia, ed amorevolezza; che evitiamo per quanto ci è possibile il suo danno, e facciamo del bene anche ai nostri nemici.

Mt. 5:44,45.

Ro. 12:21.

D. 108 Che cosa ci insegna il settimo comandamento?

R. Che ogni impudicizia è maledetta da Dio, e che dobbiamo quindi detestarla di cuore e vivere castamente e pudicamente, sia nel santo matrimonio, sia all'infuori di esso.

Mt. 5:27,28.

Eb. 13:4.

D. 109 In questo comandamento, Dio non proibisce altro che l'adulterio e simili infamie?

R. Poiché il nostro corpo e l'anima nostra sono entrambi tempio dello Spirito Santo, Egli vuole che li conserviamo entrambi puri ed incontaminati; proibisce quindi ogni atto, gesto, parola e desiderio impuro, e ciò che può indurre l'uomo ad essi.

1 Co. 3:6.

Mt. 5:8.

D. 110 Cosa proibisce Dio con l'ottavo comandamento?

R. Non proibisce solo il furto ed il ladrocinio, che l'autorità punisce,; ma Dio intende anche per furto ogni espressione di malvagità ed ogni malvagio calcolo con cui pensiamo di trarre a noi i beni del nostro prossimo, sia con la forza, sia con la parvenza del diritto; col falsificare, ad esempio, pesi e misure, proibito da Dio; inoltre Egli ci proibisce anche ogni avarizia ed ogni inutile spreco dei Suoi doni.

1 Ts. 4:6.

1 Ti. 6:9.

Lu. 16:10.

D. 111 E che cosa ti comanda Dio con questo comandamento?

R. Di promuovere, dove mi è possibile e lecito, il vantaggio del mio prossimo, comportarmi verso di lui come vorrei che ci si comportasse con me, e di adoperarmi fedelmente a fin di poter aiutare il bisognoso nella sua penuria.

Ef. 4:28.

Eb. 13:6.

D. 112 Che cosa esige il nono comandamento?

R. Che io non renda falsa testimonianza contro nessuno, che io non torca le parole di alcuno, non sia un maldicente ed un oltraggiatore, non contribuisca a condannare nessuno senza che sia stato udito ed alla leggera; ma che eviti, sotto pena di grave ira di Dio, ogni genere di menzogna e di inganno, come opera del diavolo stesso; che ami e dica sinceramente e professi la verità in giudizio, ed in ogni altra circostanza; e che salvi e promuova, nella misura delle mie possibilità, l'onore ed il prestigio del mio prossimo.

Ef. 4:25.

Ro. 14:13.

D. 113 Che cosa esige il decimo comandamento?

R. Che nemmeno il minimo impulso o pensiero contro qualsiasi comandamento di Dio non trovi più luogo nel nostro cuore; ma che detestiamo sempre e di tutto cuore ogni peccato, e prendiamo piacere in ogni giustizia.

Pr. 21:10.

Ge. 4:7.

D. 114 E coloro che sono convertiti a Dio possono osservare questi comandamenti perfettamente?

R. No; ma perfino i più santi, fintanto che sono in questa vita, non sono che appena agli inizî di questa obbedienza; in modo però, da cominciare a vivere con serio impegno, non solo in conformità con qualche comandamento di Dio, ma con tutti.

1 Gv. 1:8.

Fl. 3:12.

D. 115. Perché dunque Iddio fa si che i dieci comandamenti ci siano predicati così rigorosamente, dal momento che in questa vita nessuno li può osservare?

R. Anzitutto perché, durante tutta la vita, riconosciamo sempre di più la nostra natura peccaminosa e cerchiamo tanto più intensamente il perdono dei peccati e la giustizia in Cristo. Inoltre perché ci adoperiamo senza tregua e preghiamo Dio per avere la grazia dello Spirito Santo, al fine di essere rinnovati sempre più all'immagine di Dio, fino a raggiungere, dopo questa vita, il termine della perfezione.

Ro. 5:20.

Ga. 3:24.

Mt. 5:6.

LA PREGHIERA

D. 116 Perché ai cristiani è necessaria la preghiera?

R. Perché è la principale espressione della gratitudine che Dio ci domanda e perché Dio darà la Sua grazia e lo Spirito Santo solo a coloro che, sospirandoli vivamente, glieli chiedono senza tregua in preghiera e gliene rendono grazie.

Sl. 103:1,2.

1 Ts. 5:17,18.

Mt. 7:7,8.

D. 117 Ma che cosa c'è in una preghiera tale da piacere a Dio e da essere da Lui esaudita?

R. Anzitutto una viva invocazione, da parte nostra al solo e vero Dio che si è rivelato nella Sua Parola, per tutto ciò che Egli ci ha ordinato di domandarGli. Inoltre, un riconoscimento pieno e completo del nostro bisogno e miseria al fine di umiliare noi stessi al cospetto della Sua maestà. Infine la salda certezza che Egli, senza tenere conto del fatto che ne siamo indegni, vuole sicuramente ascoltare la nostra preghiera, per amore di Cristo il Signore, come ce lo ha promesso nella Sua Parola.

Sl. 145:18.

Da. 9:18.

Mt. 21:22.

D. 118 Che cosa ci ha ordinato Dio di domandarGli?

R. Tutte le cose necessarie all'anima ed al corpo, che Cristo, nostro Signore ha comprese nella preghiera che Egli stesso ci ha insegnata.

Fl. 4:6.

Mt. 6:33.

D. 119 Qual è la preghiera del Signore?

R. Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il Tuo nome. Venga il Tuo regno. Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo. Dacci oggi il nostro pane necessario. E perdonaci i nostri debiti, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori. E non esporci alla tentazione, ma liberaci dal maligno, perché Tuo è il regno, e la potenza e la gloria in eterno. Amen (Mt. 6:9-13: Lu. 11:2-4).

D. 120 Perché Cristo ci ha ordinato di rivolgerci a Dio chiamandolo: «Padre nostro»?

R. Per suscitare in noi, proprio all'inizio della nostra preghiera, un timore ed una fiducia figliali verso Dio, i quali debbono essere fondamento della nostra preghiera; poiché Dio è divenuto nostro Padre in Cristo, ed è assai meno incline a rifiutarci ciò di cui Gli facciamo richiesta, di quanto non lo siano i nostri genitori a ricusarci le cose terrene.

Mt. 7:11.

Ro. 8:15.

D. 121 Perché ci viene aggiunto «che sei nei cieli»?

R. Affinché non formuliamo alcun pensiero terreno sulla maestà celeste di Dio, ed attendiamo dalla Sua onnipotenza tutto ciò che è necessario al corpo ed all'anima.

Is. 55:8,9.

At. 17:24,25.

D. 122 Qual è la prima richiesta?

R. «Sia santificato il Tuo nome»; cioè dacci innanzitutto di riconoscerti debitamente, e di santificarti ed esaltarti in tutte le Tue opere, nelle quali risplende la tua onnipotenza, sapienza, bontà, giustizia, misericordia e verità; ed inoltre anche, di indirizzare tutta la nostra vita, il pensiero, la parola e l'opera a che il Tuo nome non sia bestemmiato per causa nostra, ma adorato e glorificato.

Sl. 138.2

2 Ti. 2:19.

D. 123 Qual è la richiesta successiva?

R. «Venga il Tuo regno»; cioè governaci mediante la tua Parola e il Tuo Spirito, in modo che ci sottomettiamo sempre di più a te; preserva ed accresci la tua Chiesa, e sovverti le opere del diavolo, ed ogni potenza che si eleva contro a te, ed ogni malvagio consiglio escogitato contro la tua santa Parola, finché si manifesti quaggiù la pienezza del Tuo regno, quando Tu sarai tutto in tutti.

Gv. 18:36.

Mt. 9:37,38.

2 Pi. 3:13.

D. 124 Qual è la terza richiesta?

R. «Sia fatta la tua volontà in terra come in cielo»; cioè concedi a noi ed a tutti gli uomini di rinnegare la nostra propria volontà e di ubbidire senza riserva alcuna alla volontà tua, che è la sola buona; in modo che ciascuno adempia alle sue responsabilità ed alla sua vocazione, così di buon animo e fedelmente come gli angeli in cielo.

Mt. 16:24.

Lu. 22:42.

Sl. 103:20,21.

D. 125 Qual è la quarta richiesta?

R. «Dacci oggi il nostro pane necessario»; cioè, voglia Tu provvederci d'ogni cosa necessaria al corpo; affinché riconosciamo che Tu sei l'unica fonte d'ogni bene e che, senza la Tua benedizione, non ci giovano né la nostra cura e il nostro lavoro, né i tuoi doni; e affinché togliamo la nostra fiducia da ogni creatura e la riponiamo in Te solo.

Sl. 145:15.

Mt. 4:4.

Gm. 1:17.

D. 126 Qual è la quinta richiesta?

R. «E perdonaci i nostri debiti, come anche noi perdoniamo ai nostri debitori». Cioè: voglia Tu, per amore del sangue di Cristo, non imputare a noi, miseri peccatori tutti i nostri misfatti, né il male che ancor sempre ci avvolge; come noi pure troviamo in noi stessi questa testimonianza della Tua grazia, che consiste nel nostro pieno proposito di perdonare di cuore al nostro prossimo.

Sl. 51:1,2.

Mt.6:14,15.

D. 127 Qual è la sesta richiesta?

R. «E non esporci alla tentazione, ma liberaci dal maligno»; cioè: giacché siamo di per noi stessi così deboli da non poter reggere neppure un istante, e per di più ci sono i nostri nemici mortali -il diavolo, il mondo, e la nostra propria carne- che non cessano di insidiarci, voglia Tu pertanto preservarci ed invigorirci con la potenza del Tuo spirito Santo, perché possiamo fare loro strenua resistenza e non soccombere in questo combattimento spirituale, sino ad ottenere, finalmente, la vittoria completa.

Ef. 6:12.

Mt. 26:41.

2 Ti. 4:18.

D. 128 Come concludi questa preghiera?

R. «perché Tuo è il regno, e la potenza e la gloria in eterno»; cioè: tutto ciò ti chiediamo, perché tu, come nostro re, potente in ogni cosa, vuoi e puoi darci ogni bene; e affinché non noi, ma il Tuo santo nome, abbia ad essere in eterno glorificato.

1 Cr. 29:11.

Ef. 3:20,21.

D. 129 Che cosa significa l'espressione «Amen»?

R. «Amen» vuol dire: così dovrà essere, davvero e certamente; perché la mia preghiera è udita da Dio assai più sicuramente di quanto io non senta nel cuore di desiderare da Lui tali cose.

2 Co. 1:20.

Is. 65:24.11